Alone in the Dark (Infogrames)

Pubblicato: luglio 1, 2011 in Acorn, Fujitsu, MS-DOS, NEC, Recensioni
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Introduzione:
Correva l’anno 1992, l’amiga stava ormai imboccando il viale del tramonto e i PC IBM compatibili vivevano uno dei periodi di massimo splendore (Ultima VII, Comanche, F1GP, X-Wing, Mortal Kombat,etc etc).
Infogrames pensò bene di dare una svolta al genere delle avventure grafiche portando sui nostri schermi quello che può definirsi senza troppi indugi il capostipite del genere survival horror tanto in voga da Residen Evil in poi.
E che avventura signori! Liberamente ispirato ai racconti del maestro Lovecraft il gioco ci catapulta negli antri di Derceto, una magione che solo ad una prima occhiata può sembrare tranquilla, ma che di confortevole ha veramente poco e ve ne accorgerete presto… Nei panny di Edward Carnby verrete chiamati a investigare su strani fenomeni e capirete ben presto che c’è qualcosa di poco chiaro (ricordatevi di prendere la lanterna :P)

Grafica:
Paragonata con gli standard del tempo la grafica era qualcosa di mai visto, da far gridare al miracolo (rocordo ancora il 97% affibbiato da TGM). Quelli che oggi sembrano un’accozzaglia di pixel erano ai tempi quanto di meglio si potesse sperare di vedere su un monitor casalingo. Infogrames non era nuova ad un uso sapiente del wireframe e grafica poligonale (ad esempio con l’ottimo Advantage Tennis) ma con questo gioco riuscì a sbalordire tutti, tirando fuori dal cilindro un coniglio degno di Alice in Wonderland. Le location sono moltissime e un sapiente uso delle telecamere (stile Resident Evil) riesce a incutere un senso di angoscia profondo (da giocare rigorosamente al buio). La grafica seppur rozza ha un buon numero di poligoni e le texture sono di ottima fattura (ricordiamoci che stiamo parlando di 320×200). Cromaticamente la scelta è più che azzeccata con un sapiente passaggio dai colori pastello dei piani superiori al buio degli inferi che ci si spalancheranno proseguendo nell’avventura.

Sonoro:
Qui bisogna fare una precisazione… Innanzitutto esistono due versioni del gioco, una prima versione su floppy e una riedizione con tracce suonate da CD-Rom. Ovviamente quest’ultima ha la qualità migliore ma posso assicurarvi che anche con una misera adlib o meglio ancora una sound blaster (ahh bei tempi) musica ed effetti sonori sono quanto di meglio si sia mai sentito. Ricordo come se fosse oggi l’attimo in cui ho “usato” il vinile trovato in un armadio nel grammofono ed è partito “Sul bel Danubio blu” di Strauß, miele per le orecchie. E gli effetti sonori non sono da meno… ricordate i lamenti sentiti in lontananza o ruggiti di mostri che si avvicinano di soppiatto? L’unico altro gioco che mi ha dato sensazioni di angoscia cosi’ forti è stato Alien VS Predator, che molti anni dopo, con il suo Biip Biip all’avvicinarsi degli alien ti faceva incollare alla sedia (menzione d’onore anche per Silent Hill e le sue atmosfere).

Giocabilità:
AITD è uno di quei classici giochi che o si odiano o si amano. Se siete amanti delle avventure grafiche, avete pazienza e vi piacciono gli enigmi fatelo vostro mentre chi perde le staffe se muore più di una volta o non ama leggere lunghi testi nei videogiochi è meglio che passi oltre.
I comandi sono impartiti tramite tastiera ma sono molto intuitivi e con un po’ di pratica il sistema di puntamento delle armi risulterà abbastanza immediato.
Si tratterà per la maggior parte del tempo di risolvere enigmi (neanche tanto semplici) ed uccidere mostri che sbucheranno da qualsiasi punto (come non dimenticare il primo mostro che incontrerete e la sua “entrata” in scena).

Rigiocabilità:
Il fattore rigiocabilità è incentivato dalla possibilità di utilizzare come protagonista oltre che Edward Carnby anche un personaggio femminile (Emily Hartwood) anche se a onor del vero la storia resta molto simile con poche differenze. Una volta terminata l’avventura probabilmente la riporrete sullo scaffale (mi raccomando in bella vista) e non la rigiocherete tanto presto, ma posso assicurarvi che non dimenticherete tanto presto la fantastica avventura a cui avete partecipato (e se dopo quasi 20 anni sono qui a scriverne un motivo ci sarà).

Longevità:
Tantissime locazioni, enigmi e indizi da scoprire vi interranno impegnati per molte (molte) ore di gioco. Man mano che proseguirete nell’avventura verrete rapiti dalle atmosfere lugubri e avrete la sensazione che qualcosa di oscuro e malvagio si muova tutto intorno a voi. Da segnalare la difficoltà abbastanza elevata, non tanto per i combattimenti quanto per gli enigmi non sempre immediati, ma per gente cresciuta a pane e Monkey Island (rigorosamente maiuscolo) non sarà un problema.

Commenti finali:
Cosa fate ancora qui? Correte a procurarvene una copia se già non lo avete! Infilatevi un paio di cuffie, spegnete la luce e che l’ORRORE ABBIA INIZIO!

Curiosità
La versione per PC costava 90mila lire circa (più o meno come quella per RiscOs), mentre quelle PC-90 e FM Towns 12.800 Yen.
Infogrames l’anno dopo propose una nuova avventura (questa volta bidimensionale) sempre ispirata dai racconti di Lovecraft, l’ottimo Shadow of the Comet e concluse la trilogia con Prisoners of Ice, a chi piacciono le avventure grafiche non dovrebbe farseli scappare.

Grafica: 10
Sonoro: 10
Giocabilità: 8
Rigiocabilità: 7
Votazione finale: 9

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